“Il sindaco Baccini probabilmente si sta rendendo conto che la sua figura sta perdendo potere e terreno, affidando addirittura ad una agenzia di comunicazione tutto ciò che concerne i suoi profili social e la sua immagine di primo cittadino, compresa la stesura di un libro”. È quanto dice il consigliere comunale Paolo Calicchio.
“Probabilmente – fa notare Calicchio – nella sua coscienza è consapevole del fatto che i cittadini stanno nettamente perdendo fiducia nei suoi confronti, sia per le centinaia di mancate promesse non mantenute, sia per i faraonici e futuristici progetti declamati nella teoria ma assenti nella pratica, oppure discordanti nelle affermazioni, come la diatriba della quarta pista.
Poi vi è tutta la questione riguardante le inchieste a suo carico e dei suoi collaboratori. Ovviamente la giustizia farà il suo corso, e come previsto dalla legge per tutti vale la presunzione di innocenza fino al processo e alla sentenza finale. Non dimentichiamo poi che la legge Severino prevede la decadenza automatica per i sindaci e gli amministratori locali in caso di condanna, ciò significa che il primo cittadino potrebbe essere eletto e poi costretto a dimettersi, magari fra sette anni, lasciando la città in un’altra situazione surreale. Ma in tutto questo quanto i cittadini possono sentirsi rappresentati? Sono evidenti i fallimenti di un sindaco che è stato anche poco accorto nella scelta dei suoi alleati che l’hanno trascinato nel baratro giudiziario in cui oggi versa la nostra Città, che mai ha raggiunto un livello simile di insicurezza e precarietà.
Il primo cittadino nel suo essere lanciato verso il secondo mandato, mediante strategie comunicative che inneggiano al progresso e allo sviluppo, punta a un plebiscito che mi riservo dire non è così scontato, visto la tangibile delusione e allontanamento dei cittadini dalla cosa pubblica, dalla storica res pubblica dove il governo risiedeva nel popolo.
Forse il Sindaco si sta rendendo conto che amministrare una città non è come gestire un ministero o un ente governativo, acclamando per se stesso un’approvazione priva di ogni fondamento e concretezza, proprio perchè è sempre più flebile il suo reale consenso. Questo potrebbe valere anche a livello politico, visto che la sorella del premier, Arianna Meloni, nella sua campagna di legalità riservata alle elezioni non tollera candidati con procedure penali pendenti, figuriamoci un sindaco rinviato a giudizio. Altro segno evidente di un terreno che comincia a sgretolarsi. Forse uno dei suoi record è proprio questo, la debolezza, che lo sta portando a ricandidarsi con largo anticipo, fra fasti e nefasti”.
