Omicidio di Fregene, si entra nel vivo del processo. L’imputata, Giada Crescenzi, si sarebbe accanita con 34 coltellate anche dopo la morte della vittima, Stefania Camboni. Nella prossima udienza, prevista per il 17 settembre, saranno esaminate le testimonianze dei consulenti medico-legali, in particolare del dott. Saliva, consulente delle parti civili, che riferirà sugli esiti dell’autopsia e sulla natura delle lesioni. Secondo la valutazione della difesa, gli elementi acquisiti evidenzierebbero un «accanimento sul corpo della vittima protrattosi anche dopo la cessazione delle funzioni vitali». Ovvero, Giada Crescenzi avrebbe continuato ripetutamente a colpire il corpo della vittima anche dopo la sua morte effettiva.

I fatti sono noti, l’omicidio della 58enne risale alla notte tra il 15 e il 16 maggio del 2025 avvenuto nella villetta di Fregene in via Santa Teresa di Gallura di proprietà della vittima. Secondo l’accusa la 31enne «nottetempo si scagliava contro la persona colta di sorpresa nel sonno quindi impossibilitata a difendersi, colpendola con numerosi fendenti con coltello da cucina masterchef». Un dato che, secondo le parti civili, rafforza la richiesta già più volte avanzata al Pubblico Ministero di contestare, oltre alle aggravanti già formulate, «l’ulteriore aggravante della crudeltà, nonché quella dei futili motivi».

«La dinamica delle lesioni – spiega l’avvocato Massimiliano Gabrielli, consulente della difesa – rappresenta per noi uno degli aspetti centrali del processo. Abbiamo reiteratamente chiesto che la qualificazione giuridica dell’accusa rifletta integralmente la straordinaria violenza dell’azione e l’accanimento esercitato sulla vittima. L’udienza del 17 settembre sarà quindi particolarmente importante sotto il profilo medico-legale».

Il calendario processuale prevede successivamente, per il 17 novembre, l’interrogatorio di Giada Crescenzi, passaggio particolarmente atteso, poiché l’imputata sarà messa a confronto con le dichiarazioni rese nel corso delle prime indagini e poi dell’interrogatorio al PM nel quale aveva accusato l’ex compagno di essere l’omicida della madre, e con tutte le successive risultanze investigative.

Novità ulteriore anche da questo punto di vista, perché Giada Crescenzi verrà processata anche per calunnia dall’ex compagno Francesco Camboni, figlio della vittima, visto che aveva scaricato su di lui la responsabilità dell’omicidio. Il Tribunale di Civitavecchia, infatti, ha fissato per il 6 aprile 2027 l’udienza preliminare nei confronti della Crescenzi, chiamata a rispondere anche del reato di «calunnia», in danno di Francesco Violoni.

Una vicenda che nasce dalle gravi accuse rivolte dalla Crescenzi contro il proprio ex compagno, indicato come autore dell’omicidio della madre. Accuse che le successive indagini hanno radicalmente smentito: la posizione di Francesco Violoni è stata infatti archiviata per «non aver commesso il fatto», dopo che gli accertamenti hanno dimostrato che si trovava al lavoro presso l’aeroporto di Fiumicino e che Stefania Camboni era ancora viva quando il figlio era già da tempo in servizio.

«Francesco Violoni è stato vittima due volte – dichiara l’Avvocato Massimiliano Gabrielli – prima ha perso la madre in maniera atroce, poi si è trovato addosso l’accusa, altrettanto devastante, di averla uccisa. Oggi quelle dichiarazioni sono diventate oggetto di un autonomo procedimento per calunnia. È un passaggio importante per restituire definitivamente dignità a Francesco e per accertare ogni responsabilità connessa a quello che riteniamo essere stato un gravissimo tentativo di depistaggio».

Per la difesa, rappresentata da Anna Maria Anselmi e Maria Grazia Cappellini, ci sarebbero analogie con il caso Cogne, Giada Crescenzi è stata paragonata alla Franzoni per sindrome dissociativa, visto che non ricorda di aver ucciso. E il Tribunale di Civitavecchia ha autorizzato la difesa a effettuare un sopralluogo nella villetta del delitto per verificare ogni possibile fatto.