“In Consiglio comunale abbiamo presentato una mozione per intitolare uno spazio pubblico a Giacomo Matteotti, ricordandone la storia fino in fondo: un parlamentare assassinato dai fascisti dopo aver denunciato in Aula violenze e brogli del regime”. È quanto dicono i Consiglieri comunali della Lista Civica Ezio Angelo Petrillo (primo firmatario della mozione), Paola Meloni e Giuseppe Miccoli.
“La maggioranza – sottolineano i tre consiglieri – tra il nostro stupore, ha giudicato quel testo ‘divisivo’ e ha scelto di non votarlo.
Adesso, però, forse rendendosi conto della brutta figura che quella scelta stava producendo anche al di fuori dei confini cittadini, ha deciso di presentare una propria mozione sullo stesso tema. Già il fatto di bocciare una proposta dell’opposizione per ripresentarla il giorno dopo con la firma della maggioranza rappresenta una grave scorrettezza istituzionale.
Ma leggendo il testo abbiamo finalmente capito cosa, secondo loro, rendeva “divisiva” la nostra mozione.
Nella loro proposta non compare mai una sola volta la parola fascismo. Non compare antifascismo. Non compare alcun riferimento al regime che ordinò e rese possibile l’assassinio di Giacomo Matteotti. Si parla genericamente di libertà, democrazia e memoria, ma si elimina il contesto storico che dà senso al sacrificio di Matteotti.
La nostra mozione era ‘divisiva’ perché raccontava la verità: Matteotti fu ucciso dai fascisti per aver difeso il Parlamento e la democrazia.
La storia non può essere riscritta né edulcorata per evitare di pronunciare parole che appartengono alla memoria della Repubblica. Ricordare Matteotti significa ricordare anche chi lo assassinò e perché lo fece. Altrimenti la memoria diventa un esercizio vuoto, privo di qualsiasi valore educativo.
L’antifascismo non è una bandiera di parte: è uno dei principi su cui si fonda la nostra Repubblica. Se Baccini ancora oggi considera divisivo chiamare il fascismo con il suo nome, allora il problema non è il testo della nostra mozione, ma il rapporto che una parte della destra continua ad avere con la propria storia e con gli estremismi”.
