L’aumento delle temperature estive e la frequenza sempre più elevata di ondate di calore rappresentano oggi una delle minacce più concrete per la salute pubblica in Europa e in Italia in particolare, con ripercussioni drammatiche in termini di morbilità e mortalità. 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha recentemente pubblicato la seconda edizione delle linee guida sui Heat Health Action Plans (HHAP). L’obiettivo di questo documento è chiaro: fornire ai medici e ai professionisti sanitari gli strumenti pratici per proteggere i pazienti, analizzando in particolare il drammatico primato italiano di mortalità legata alle temperature estreme e l’urgente necessità di passare da una logica di emergenza a una di prevenzione strutturale.

Prima di esplorare le azioni preventive da intraprendere, è fondamentale inquadrare i gruppi a rischio. La vulnerabilità al caldo non è uguale per tutti, ma nasce dall’interazione tra sensibilità fisiologica, esposizione ambientale e capacità (o impossibilità) di proteggersi.

I soggetti a cui bisogna prestare maggiore attenzione includono:

  • Anziani: l’invecchiamento compromette la termoregolazione e la percezione della sete. A questo si uniscono spesso multimorbilità, fragilità e polifarmacoterapia.
    Neonati e bambini: hanno una termoregolazione ancora immatura, una maggiore superficie corporea rispetto al volume e dipendono totalmente da chi se ne prende cura.
  • Donne in gravidanza: i cambiamenti fisiologici (aumento del volume sanguigno, alterazioni ormonali e maggiori richieste metaboliche) riducono la tolleranza al calore, aumentando il rischio di parto pretermine, basso peso alla nascita e complicazioni ostetriche.
  • Pazienti con patologie croniche: le malattie cardiovascolari, respiratorie, renali, neurologiche, psichiatriche e il diabete riducono drasticamente l’adattamento cardiovascolare e metabolico allo stress termico.
  • Persone con mobilità ristretta o deficit cognitivi: sono spesso incapaci di adottare autonomamente comportamenti protettivi o di riconoscere i segnali di pericolo.
  • Lavoratori all’aperto e sportivi: esposti direttamente al calore ambientale associato allo stress metabolico dell’attività fisica.
  • Soggetti socialmente svantaggiati: chi vive in isolamento sociale, in condizioni abitative inadeguate (le isole di calore urbane) o non può permettersi sistemi di raffreddamento è particolarmente esposto a esiti avversi.

Il caldo è un’emergenza prevedibile e prevenibile e non deve essere considerato come un episodio eccezionale, ma come una nuova normalità nel quadro clinico del paziente fragile. 


Una delle indicazioni più pratiche e innovative dell’OMS riguarda la necessità di medication reviews pre-ondata di calore, da pianificare in primavera per tutti i pazienti fragili. I farmaci che interferiscono con la termoregolazione, il bilancio idro-elettrolitico o la funzionalità renale possono aumentare il rischio di disidratazione, sincope, eventi cardiovascolari e colpo di calore. Tra i principi attivi da monitorare: diuretici, ACE-inibitori/sartani, betabloccanti, anticolinergici, neurolettici, antidepressivi triciclici, antiparkinsoniani e antipsicotici. Rivalutare i dosaggi dei diuretici e monitorare la funzione renale (creatinina, elettroliti), spiegare ai pazienti e ai caregiver quando una sospensione o una riduzione della terapia è indicata in condizioni di estremo calore e disidratazione acuta. Le linee guida OMS suggeriscono l’adozione di messaggi chiari e semplici per i pazienti, da trasmettere sia verbalmente sia per iscritto, che includano il riconoscimento dei sintomi precoci di stress termico e le regole base dell’autoprotezione. I principali sintomi annoverano spossatezza, cefalea, debolezza muscolare, confusione mentale, sonnolenza, perdita di equilibrio, polso accelerato, respiro rapido, cute secca, nausea, vomito, perdita di appetito, minzione ridotta, urine concentrate. In presenza di tali segnali sarà opportuno spostarsi in un luogo più fresco, bere acqua e rivolgersi a personale sanitario se i sintomi non migliorano, ma anche evitare alcolici nei giorni più caldi e limitare un’esposizione solare diretta. 


L’idoneità alla corretta idratazione è fondamentale: le linee guida dell’OMS pongono grande attenzione al fatto che molti anziani non percepiscono la sete, o la ignorano per timore dell’incontinenza o delle cadute recandosi in bagno. In estate questa popolazione deve aumentare l’introito di liquidi, anche attraverso alimenti idratanti come frutta e verdura.


Raccomandare l’assunzione di 1,5-2 litri d’acqua al giorno (in assenza di controindicazioni), in piccole quantità e spesso, indipendentemente dalla sete. Suggerire l’utilizzo di acqua, tè leggero, tisane fresche, centrifughe di frutta. Consigliare frutta fresca, verdura, piatti leggeri e frazionati: evitare pasti molto abbondanti e ricchi di proteine animali e grassi.


Evitare alcol, energizzanti, bevande zuccherate o con elevata caffeina, che favoriscono la disidratazione. Con il caldo aumenta di molto la sudorazione e con il sudore non si perde solo acqua, ma anche sali minerali in particolare sodio, potassio, magnesio e cloro. Bere solo acqua in questi casi può non bastare, perchè “diluisce” ulteriormente i sali nel sangue. Ripristinare i sali persi con integratori salini aiutano il corpo a trattenere l’acqua nel modo giusto. In casa è bene consigliare di abbassare tapparelle e oscuranti durante il giorno. Programmare l’apertura delle finestre solo nelle ore più fresche (notte, prima mattina). Utilizzare ventilatori sotto i 35°C (se non presenti patologie respiratorie o croniche non compensate). Dove necessario, aiutare i pazienti a essere inseriti nei progetti comunali di accesso a locali climatizzati. Fornire la lista dei “cooling centres” vicini: biblioteche, centri anziani, centri commerciali, luoghi pubblici con aria condizionata disponibili anche come “rifugi temporanei” nei momenti di allerta. (A cura di Farmacie Comunali