Sono scaduti ieri i termini di presentazione del ricorso contro la sentenza del Tar Lazio del 17 giugno scorso che ha bloccato il nuovo porto turistico crocieristico di Fiumicino. Una decisione che, annullando il decreto ministeriale di Valutazione di impatto ambientale, ha di fatto fermato il progetto.
E per la revisione della sentenza chiesta al Consiglio di Stato, sono scesi in campo il Comune di Fiumicino, ente proponente, la società Fiumicino Waterfont, ente attuatore pronto a investire 700 milioni euro. Più il Ministero della Cultura e quello dell’Ambiente, che hanno rilasciato il decreto e che non si erano invece presentati in primo grado davanti al Tar.
Se i Ministeri chiedono attraverso l’Avvocatura dello Stato l’annullamento della sentenza, il Comune e la Waterfront propongono anche la sospensiva. Le argomentazioni dei legali puntano a demolire i vizi procedimentali rilevati dalla Sezione Seconda Ter. L’idea che il progetto non vertesse su un “mero porto turistico”, considerando prevalente la funzione crocieristica. Prevalenza che avrebbe privato il Comune di “attribuzioni in materia” di presentazione di istanza di impatto ambientale.
Poi che il provvedimento di compatibilità ambientale, benché adottato dal MASE e dal MIC, non contemplasse il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica e che mancasse nella fase istruttoria il coinvolgimento anche dell’Autorità di Bacino. Punti contestati, uno per uno nei ricorsi, ora vaglio del Consiglio di Stato, al quale spetterà l’ultima parola come organo decisorio nelle controversie amministrative. La battaglia continua…
