Severini si offende e fa la vittima per essere stato definito “coatto” dall’opposizione.  Ma invece di piagnucolare per una parola, dovrebbe rispondere alle contestazioni che gli vengono mosse sulle modalità con cui sta svolgendo il ruolo di presidente del Consiglio comunale. Un presidente dovrebbe essere garante delle regole, non della maggioranza.

E invece assistiamo a un’applicazione del regolamento che contestiamo da tempo: pareri tecnici richiesti agli atti dell’opposizione e non, a quanto risulta, con gli stessi criteri a quelli della maggioranza; Consigli straordinari convocati senza rispettare i tempi previsti; dubbi e contestazioni anche sulla gestione del numero legale, interventi fuori luogo da uno scranno che dovrebbe essere di garanzia dell’intero Consiglio.

E poi c’è una curiosa differenza di sensibilità. Non abbiamo visto analoghe rimostranze quando il Sindaco, in aula, ha pronunciato espressioni come “Con la bandiera ti ci pulisci il cxxx” o “ma che cxxxx stai a dì”, quando si è mancato di rispetto alle consigliere di opposizione o quando un ragazzo incolpevole si è ritrovato tacciato di maleducazione sui commenti social dello stesso presidente solo perché figlio di una consigliera di opposizione.

Quindi il problema non è la parola “coatto”. Il problema è l’uso che Severini sta facendo della sua poltrona. La presidenza del Consiglio è un ruolo di garanzia, non una posizione di parte. E quando le regole vengono applicate diversamente, l’opposizione ha il dovere di denunciarlo e non perché ci sentiamo offesi, ma perché l’applicazione delle regole nelle istituzioni non è discrezionale e chi non è in grado di svolgere il suo ruolo dovrebbe prenderne atto.

I Consiglieri comunali di opposizione