Il 23 settembre è stato avviato il Dibattito Pubblico sul Piano di Sviluppo dell’Aeroporto di Fiumicino, come pubblicato sul sito del Comune di Fiumicino, su quello di AdR e naturalmente sulla piattaforma propria del Dibattito Pubblico. Scadenza 22 novembre. Tempo 60 giorni (che non è molto se uno deve studiarsi le carte e risponder).

E già qui le cose non partono bene: sono passati 12 giorni e il calendario degli incontri informativi ancora non si vede. Si sanno però i temi che verranno trattati negli incontri (in presenza o da seguire online): interventi progettati; ambiente e territorio; ricadute economiche.

Malgrado il titolo pomposo – che dà l’idea che anche i cittadini e gli abitanti del territorio potranno finalmente dire la loro – la partecipazione è regolamentata in modo tale che più che chiamare la popolazione a pronunciarsi si tratta di informarla. Quando avremo le date, parteciperemo, e anzi invitiamo cittadini, comitati, associazioni, espropriandi, agricoltori e chiunque sia interessato a essere fisicamente presente per ascoltare e se possibile anche interloquire (non sono previsti interventi ma domande di chiarimento).

Si potrà poi intervenire presentando proprie Osservazioni scritte, ma lo potranno fare solo le realtà associative legalmente riconosciute e che hanno uno statuto che specifichi e le renda riconoscibili come” portatori di interesse”: e già qui la partecipazione per la cittadinanza si restringe drasticamente. Potranno partecipare invece oltre agli enti istituzionali, Federalberghi, Confcommercio, sindacati, agricoltori, Confindustria, consorzi, balneari, ecc. ma non, per esempio, i cittadini che verranno espropriati e che, nel frattempo, sono pure aumentati visto che il progetto ora ha anche definito i nuovi svincoli autostradali con ciò travolgendo un centro rurale su via della Muratella e un po’ di case sparse: una decina di famiglie a dir poco che si vanno ad aggiungere alla trentina di quelle asfaltate dalla nuova pista. Insomma, un trecento persone al massimo!

Ma non è tutto. Il dibattito pubblico – quando era nato – era stato previsto per prendere in considerazione anche l’ipotesi zero: cioè che l’opera – esaminate tutte le possibili criticità ambientali, sanitarie, economiche, climatiche, sociali, ecc. – non si faccia. Nel caso dell’aeroporto di Fiumicino, che la quarta pista semplicemente non si fa: perché non serve, perché è inutile visto che aumenterebbe la capacità di pochissimo a fronte di danni irreversibili, perché sposterebbe il rumore invece che diminuirlo anche su territori e popolazioni che per ora ne sono meno toccate, perché non ci sono indagini epidemiologiche e sugli inquinamenti atmosferici e acustici che consentono di aumentare ulteriormente il traffico, perché la Riserva verrebbe violata e ridotta di ben 150 ettari in cambio di terreni inadatti, interni al sedime, e di qualche siepe e zona pic nic, E così via discorrendo, visto che il FuoriPista in ormai innumerevoli occasioni ha contestato questo progetto di sviluppo, e anche i cosiddetti benefici economici per la popolazione e perfino ha contestato il famoso sondaggio farlocco che sosteneva il favore dei fiumicinesi che sono poi risultati in grande maggioranza non sapere niente del progetto.

E poi c’è una ragione che a noi pare proprio decisiva: il famoso Piano Nazionale degli Aeroporti 2026-2035sul quale abbiamo appena presentato le nostre Osservazioni per la VAS non parla affatto di nuove piste. Anzi: introduce per il sistema laziale un terzo aeroporto da individuare tra quelli esistenti da dedicare soprattutto ai voli low cost, che ora a Fiumicino generano circa 18 mln di passeggeri e che se venissero anche solo parzialmente trasferiti nell’aeroporto loro dedicato renderebbero lo scalo di Fiumicino capace di assorbire qualsiasi aumento di traffico per decenni, prima di raggiungere i favolosi 100 mln fantasticati da AdR e che tecnicamente l’aeroporto nella sua configurazione attuale può già soddisfare.

E la scelta del Piano Nazionale degli Aeroporti guarda anche al futuro: concentrare tutto il traffico in un unico scalo infatti – oltre a essere una scelta rischiosa per la sicurezza – va contro al principio richiesto anche dalla UE di differenziare e distribuire i voli su una rete regionale anche ai fini del contenimento degli inquinamenti e della sostenibilità umana, ambientale e sociale.

Ultima cosa: non è che AdR vuole essere amichevole e ascoltare il territorio. È obbligata dalla legge a farlo (ai sensi dell’art. 40 del d.lgs n. 36/2023, allegato l.6) altrimenti non può procedere ai successivi step con il Piano di Sviluppo definitivo.

Comitato FuoriPista