Come Presidente di Federalberghi Fiumicino ritengo doveroso condividere una riflessione sul momento che il nostro territorio sta attraversando e sulle prospettive che lo attendono. Lo faccio senza alcun intento di tutela di interessi particolari, ma con il senso di responsabilità che deriva dal rappresentare un comparto strategico per l’economia locale.
Mettere d’accordo chi desidera vivere in una realtà tranquilla e chi, invece, vuole fare impresa e creare opportunità sul territorio non è mai semplice. Sono esigenze legittime entrambe, che meritano rispetto e ascolto. Tuttavia, credo sia arrivato il momento di affrontare con serietà una domanda fondamentale: quale futuro vogliamo per il nostro territorio?
Da imprenditore, sono preoccupato nel sentire troppi “no”. La politica ha la responsabilità di creare un clima di fiducia e di far sentire cittadini e investitori nelle condizioni di poter credere e investire in questo territorio. Nessuno investe milioni di euro dove prevalgono incertezza, ostacoli continui e una visione che sembra bloccare ogni prospettiva di sviluppo.
Non possiamo pensare che la crescita di una comunità si esaurisca nel rilascio di licenze per costruire nuove abitazioni. Un territorio ha bisogno di lavoro, infrastrutture, servizi, imprese, innovazione e opportunità per i giovani. Ha bisogno di attrarre investimenti e di costruire una prospettiva economica che garantisca benessere e sviluppo.
Osservo che molti di coloro che si oppongono ai futuri progetti di sviluppo del territorio trovano un punto di convergenza soprattutto nel dire no: no alla quarta pista, no al porto turistico-croceristico, no alle grandi opere. Il dissenso è legittimo e rappresenta un valore in una società democratica. Ma una comunità non può costruire il proprio futuro esclusivamente sulla cultura del rifiuto.
La realtà è che esistono anche tante persone che vedono in queste opere un’opportunità di crescita, occupazione e sviluppo. Forse sono la maggioranza. Forse sono molte di più di quelle che manifestano la loro contrarietà. Ma spesso chi è favorevole parla meno, mentre chi si oppone fa più rumore e ottiene maggiore visibilità.
Il mio pensiero sulle grandi opere
L’iniziativa del porto turistico-crocieristico:
L’iniziativa del nuovo porto turistico-crocieristico rappresenta una straordinaria opportunità di sviluppo, occupazione e riscatto economico per Fiumicino. La nostra città vanta una storica e profonda vocazione marittima: per anni siamo stati una delle marinerie più importanti d’Italia e abbiamo ospitato i collegamenti di linea con la Sardegna e Ponza. Da qualche decennio, però, il mare è diventato una risorsa sottoutilizzata, limitata quasi esclusivamente alla stagione balneare estiva. È il momento di invertire questa rotta, allacciandoci alle “autostrade del mare” per trasformare questa risorsa in un beneficio stabile e duraturo per tutta la popolazione.
A differenza dei passeggeri aeroportuali, che transitano velocemente verso altre mete, il crocierista che sbarca a Fiumicino è un visitatore già arrivato “a destinazione”, pronto a scoprire la città. Questa infrastruttura sarà la vetrina perfetta per valorizzare il nostro immenso patrimonio archeologico e culturale, spesso ignorato dai grandi flussi: i Porti di Claudio e Traiano, la Necropoli di Porto e il Museo delle Navi Romane e tutto l’agro alimentare della parte nord della citta.
Attraverso un centro di accoglienza dedicato che promuova tour locali e iniziative innovative come le risalite del Tevere gestite da cooperative del territorio, Fiumicino potrà intercettare un turismo di alta gamma. Parliamo in particolare dell’ospite americano — storicamente il cliente con la maggiore capacità di spesa per alberghi, B&B, affittacamere e comparto Food & Beverage — grazie anche agli accordi strategici già avviati con grandi compagnie internazionali come Royal Caribbean. L’impatto occupazionale sarà diffuso, creando posti di lavoro non solo nei servizi portuali diretti, ma anche per guide turistiche, artigiani e commercianti locali.
I dati del settore sono eccezionali e Fiumicino potrebbe diventare la “Porta di Roma”
Le potenzialità di crescita sono confermate dai dati reali del settore crocieristico in Italia:
• Quadro nazionale: 15 milioni di passeggeri movimentati nel 2025, con una previsione di 15,4 milioni per il 2026 +2,6%)
• Salerno registra un eccezionale +183%
• Ravenna il +57%
• Catania il +48%
• Cagliari il +27%.
Se scali di ogni dimensione stanno investendo con successo in questo mercato, Fiumicino ha tutte le carte in regola per imporsi come la vera “Porta di Roma”. Il progetto, tra i più prestigiosi d’Italia, aprirà la strada a nuove realtà sociali, sportive e formative: dalla nascita di un Circolo Canottieri e uno Yacht Club, fino alla possibile apertura di un Istituto Nautico, aumentando il valore complessivo dell’intera città.
È naturale e comprensibile che un’opera di questa portata susciti dubbi o timori tra i cittadini. Le preoccupazioni legate all’impatto ambientale e all’inquinamento non vanno liquidate con superficialità, poiché nascono dal legittimo desiderio di proteggere il nostro ecosistema. Tuttavia, la realtà dei fatti dimostra che lo sviluppo portuale moderno viaggia di pari passo con la sostenibilità.
Le grandi città che stanno registrando crescite record non sono meno attente alla salute dei propri cittadini; al contrario, lo sviluppo tecnologico odierno impone alle navi standard ecologici rigidissimi e l’utilizzo di sistemi di elettrificazione delle banchine (cold ironing) che azzerano le emissioni durante la sosta in porto. Pensare che una nave ferma all’ormeggio rappresenti una minaccia insormontabile significa cedere a una narrazione frenante e ideologica. I cittadini di Fiumicino hanno sempre dimostrato grande ingegno e capacità di adattamento: rifiutare questa opportunità per paura significherebbe condannare la città a una miopia economica, privando le future generazioni di un volano di sviluppo senza precedenti.
L’iniziativa 4 pista:
L’aeroporto di Fiumicino rappresenta da sempre la principale fonte di occupazione per la nostra città e per l’intera comunità locale. Questa infrastruttura ha garantito a generazioni di residenti la stabilità di un posto fisso, permettendo alle famiglie di costruire la propria casa, avere benessere e di far nascere imprese di successo strettamente legate ai servizi aeroportuali.
Dobbiamo guardare avanti e pensare concretamente al futuro occupazionale dei nostri ragazzi. Solo un’industria in costante crescita come quella aeroportuale può garantire loro una reale continuità lavorativa e nuove opportunità di sviluppo.
Il nostro dovere è proiettarci verso il domani, verso un’aviazione e un intero indotto che saranno sempre più sostenibili, meno rumorosi e meno inquinanti. Dobbiamo farci trovare pronti dal futuro per evitare il rischio di rimanere indietro. Mentre gli altri scali internazionali investono massicciamente e diventano sempre più tecnologici, noi non possiamo permetterci di cedere il passo, né di esporre la nostra principale risorsa economica alla concorrenza estera.
L’aeroporto non va valutato solo per quello che rappresenta oggi. Dobbiamo fare uno sforzo di visione e guardarlo con una prospettiva a lungo termine, proiettandoci da qui ai prossimi venti o trent’anni.
Il modello di sviluppo di ADR dimostra una lungimiranza unica nel panorama nazionale. A differenza di realtà come Milano, che ha frammentato il proprio bacino distribuendo il traffico su tre aeroporti diversi nel raggio di 55 chilometri, noi abbiamo la fortuna e la visione strategica di far crescere l’hub che abbiamo già “in casa”. Concentrare gli investimenti a Fiumicino, evitando la dispersione di risorse in progetti alternativi e ormai superati (come l’ipotesi del terzo aeroporto a Viterbo), permette di ottimizzare la spesa pubblica, tutelare il territorio circostante e consolidare la nostra città come la vera e indiscussa porta d’accesso internazionale d’Italia.
Aeroporti di Roma (ADR) ha confermato la chiara volontà di investire direttamente nella nostra città attraverso la creazione di nuovi servizi e parchi pubblici, con l’obiettivo di elevare la qualità della vita di tutti i cittadini. È ormai evidente come ADR si riconosca come parte integrante del tessuto sociale di Fiumicino, dimostrando un concreto interesse economico e strategico nel far crescere il territorio che la ospita.
Le opere di interesse nazionale richiedono certamente confronto, valutazioni e controlli rigorosi, ma non possono essere paralizzate da una minoranza rumorosa. Le istituzioni devono ascoltare tutti, ma hanno anche il dovere di assumersi la responsabilità delle decisioni, guardando all’interesse generale e al futuro delle prossime generazioni.
I processi di sviluppo vanno governati e accompagnati. Bisogna partecipare, proporre miglioramenti, pretendere garanzie e compensazioni quando necessario. Restare fermi, invece, significa subire le conseguenze dell’immobilismo: meno investimenti, meno lavoro, meno opportunità.
Credo che la più grande forma di libertà sia la libertà dal bisogno. Senza lavoro, senza crescita economica e senza prospettive, ogni altra libertà rischia di diventare più fragile. Ritengo che, quando un progetto di sviluppo viene approvato e sostenuto da tutte le principali forze politiche nazionali, da esponenti di schieramenti diversi, dal sindaco della Capitale e dagli attuali ministri, la sua contestazione finisca per assumere i contorni di una battaglia politica esclusivamente locale, spesso in contrasto persino con gli orientamenti delle rispettive segreterie nazionali. In queste circostanze, il dibattito rischia di trasformarsi in una ricerca di consenso elettorale e in una contrapposizione politica fine a sé stessa, anziché concentrarsi seriamente sulle opportunità di sviluppo e sul benessere della città e dei suoi cittadini
Il nostro territorio merita un dibattito serio, basato sui fatti e non sugli slogan “a volte anche cartellonistici tipo pubblicità per promuovere prodotti commerciali”. Merita una visione di lungo periodo che sappia conciliare sviluppo, sostenibilità e qualità della vita. Dire sempre no è facile. Molto più difficile è assumersi la responsabilità di costruire il futuro.
Io credo che sia arrivato il momento di scegliere il coraggio della crescita, della programmazione e dell’investimento. Perché senza sviluppo non c’è benessere, e senza benessere non c’è vera libertà. Con rispetto
Massimo Coriddi, Presidente Federalberghi Fiumicino
