Un comune di 217 Km e 90.000 abitanti dove il potersi muovere con i mezzi pubblici non è un servizio, ma un atto di coraggio. O, peggio, un pericolo mortale.

Mentre l’amministrazione progetta porti per grandi navi, il trasporto pubblico locale sembra rimasto all’età della pietra. Le fermate? Semplici pali di ferro alti 4 metri, privi di orari, di percorsi e di numeri di linea. Per un cittadino ipovedente queste “non-fermate” sono invisibili e pericolose, spesso collocate su cigli strade dove le auto vanno a velocità sostenuta; strade sprovviste di marciapiedi, protezione costringono l’utente all’attesa in condizioni di totale insicurezza.

E poi c’è il paradosso del “Biglietto Eterno”. La situazione rasenta il ridicolo: a bordo non ho mai trovato obliteratrici. Un biglietto, comprato nei pochi punti vendita, può durare una vita intera perché è impossibile validarlo: quello ottenuto dal distributore automatico è valido per un’ora e mezza dall’emissione! Ma la vera beffa che più mi ha sdegnata è arrivata qualche settimana fa quando il Comune ha approvato una mozione per rendere accessibile esclusivamente la fermata dell’aeroporto, affinché i turisti non si perdano.

La mobilità deve  essere un servizio accessibile e universale, non un privilegio per chi atterra all’aeroporto. Questa decisione istituzionalizza una gerarchia della cittadinanza:

• Per chi atterra: si progettano indicazioni, orientamento e sicurezza.

• Per chi vive e paga le tasse per il servizio trasporto pubblico restano i soliti pali di ferro , privi di orari, percorsi o segnaletica tattile.

Si chiede:

1. L’adeguamento di tutte le fermate con indicazioni leggibili e accessibili (Braille e sintesi vocale).
2. Messa in sicurezza delle piazzole di sosta per i pedoni in attesa dell’autobus
3. Un piano di mobilità che metta al centro il cittadino, non solo il prestigio turistico.

Il Comune, scegliendo di rendere accessibile solo la porta d’ingresso dei turisti, mette nero su bianco che l’orientamento e la sicurezza sono privilegi per chi transita e non diritti per chi vive sul territorio: Questa non è disattenzione, è una scelta politica di esclusione che ignora deliberatamente i principi di uguaglianza e accessibilità universale.

Non è disattenzione perché da anni denunciamo le barriere sensoriali e architettoniche e il piano  mobilità della città  che esclude alla radice le persone più fragili , negando il diritto fondamentale alla vita autonoma. Non chiediamo favori ma rispetto delle leggi.

Fiumicino non può più permettersi di essere “accecata” dalle proprie ambizioni turistiche e ignorare le barriere che imprigionano i suoi cittadini più fragili.

Giulia Bertozzi (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti)