Fare politica è un’impresa ardua, e lo è ancor di più quando il terreno su cui si cammina è instabile, scivoloso, e carico di interessi contrapposti. In questi giorni, la raccolta firme per un regolamento referendario della città di Fiumicino ha già raggiunto centinaia di adesioni. Di questo risultato, e del suo significato profondo, parlerò più diffusamente in un altro articolo.

È però evidente che tale andamento non è gradito a tutti. Anzi, disturba. Disturba perché rompe equilibri consolidati e costringe a fare i conti con una volontà popolare che chiede ascolto. Di fronte a noi si stagliano due poli opposti. Da una parte vi è chi sostiene con determinazione la realizzazione del Porto Privato; dall’altra chi lo osteggia a ogni costo.

Due fronti che si fronteggiano come eserciti schierati, ciascuno convinto di detenere la verità assoluta. E tuttavia, in mezzo a questo fragore di posizioni rigide, io confesso di non comprendere alcune cose, che lascio a voi, cittadini, il compito di decifrare.

Ho posto domande semplici e legittime. Ho chiesto maggiori approfondimenti sulle fumarole, sul rischio che esse possano generare eventi sismici e, nella peggiore delle ipotesi, mettere in pericolo vite umane. Ho chiesto chiarimenti sulle eventuali assunzioni previste: quanti posti di lavoro, con quali criteri, con quali garanzie. A queste domande, che non sono né ideologiche né strumentali, non è giunta alcuna risposta.

Dall’altra parte, invece, si raccolgono donazioni per sostenere una causa apertamente contraria alla realizzazione del Porto Privato, un progetto che fino a oggi ha sempre ottenuto il via libera del Sindaco e dei Ministeri competenti, seppur – a quanto risulta –

— con alcune deroghe. Tuttavia, difficilmente tali iniziative riusciranno a fermare un iter già avviato, quando gli interessi in gioco sono rilevanti e le decisioni appaiono ormai instradate.

E allora mi chiedo, e vi chiedo: chi ha davvero interpellato i cittadini? Chi ha chiesto loro cosa vogliono, cosa temono, cosa sperano? L’unico che lo ha fatto, con atti concreti e non con proclami, sono io. E le centinaia di firme raccolte indicano chiaramente una cosa: le persone vogliono far sentire la propria voce, una voce che per troppo tempo è stata ignorata. Io pongo domande. Eppure, ricevo altre domande: “Sei con noi o contro di noi? Sei amico o nemico?”.

Io credo nella democrazia e nella libertà di scelta. Non sono nemico di nessuno. Sono, e resto, una persona aperta all’ascolto, perché solo dall’ascolto nasce una decisione giusta. Come direbbe il mio carissimo amico Jean-Paul Marat: “Ce que choisit le peuple est juste”.

Gianmarco Irienti, Segretario di Azione Fiumicino