Tra MiFid II e risparmi, l’errore che si deve evitare a tutti i costi

In un investimento, i costi sono uno dei pochi fattori certi, e spesso sono sottovalutati dagli investitori, basti pensare ad una famiglia con 100mila euro investiti in fondi comuni: può facilmente arrivare a spendere, in un solo anno, tra i 2 e i 3.000 euro. In molti casi il settore finanziario riesce a generare rendimento per l’investitore, al netto di questa spesa, ma spesso la trasparenza e la consapevolezza rappresentano elementi fondamentali per permettere di orientarsi verso servizi in grado di generare maggior valore” – parola di Paolo Galvani, numero uno di Moneyfarm.

Le principali novità introdotte dal MIFID II

Dal 2018, nel connubio banche-risparmi, si è inserito la MIFID II, la principale novità della nuova direttiva europea sui servizi finanziari e la maggior trasparenza sulle spese e sulle commissioni pagate dai clienti. Obiettivo dichiarato della nuova normativa quello di tutelare i risparmiatori, una promessa che, dopo sette anni di lavori e studi, è finalmente diventata realtà e i cui effetti si sono cominciati a vedere in questo 2019 ancora in corso. Ed in prospettiva per i prossimi anni, quantomeno per l’Italia, i risultati sembrano essere promettenti. Mifid II ha introdotto sostanziali novità alla direttiva europea, riassumibili in tre punti: il principio di adeguatezza, per il quale la proposta di investimento formulata al cliente deve essere compresa e condivisa dallo stesso; i costi devono essere esplicitati in maniera chiara e sintetica, in termini percentuali e numerari, in base all’operazione di investimento che si propone al cliente; infine la qualificazione professionale deve essere quanto più alta e la formazione per i consulenti finanziari assume obbligatorietà. Ed il 2018 all’Italia, nella sfida del Private Banking, ha portato fortuna, laddove in tutta Europa i profitti sono scesi e la marginalità ha accusato un duro colpo, passando dai 25 punti base del periodo 2014/2017 ai 22 punti base. L’Italia è riuscita a contenere la perdita mantenendo una marginalità di 29 punti base.

Alla luce della nuova normativa comunitaria tutti gli investitori ricevono un documento riassuntivo dei costi previsti, prima ancora di cominciare ad investire. Insomma, si tratta di un rendiconto con informazioni dettagliate riguardo la propria spesa alla fine dell’anno. Costi che, dicevamo, vengono espressi in percentuale e in assoluto e il consulente finanziario deve fornire, al meglio delle sue possibilità, tutte le informazioni ritenute utili, in maniera semplice, trasparente e con adeguatezza. Non guardando soltanto alla conclusione dell’affare, ma facendolo in tempi e modi congeniali prima della sottoscrizione di un prodotto di investimento.

Lacune nell’applicazione della MIFID II

Ma, secondo delle ricerche condotte da Moneyfarm in sinergia con il Politecnico di Milano, sono emerse molte lacune nell’applicazione della MiFid II: un esempio su tutti vede il 60% delle richieste di consulenza in cui la documentazione è stata consegnata, solo verbalmente. In altri casi le informative sono state presentate lacunose circa i costi delle operazioni, le spese per i servizi accessori e le commissioni di performance. La piena trasparenza viene assicurata, bene ma non meglio per le spese correnti e quelle sporadiche. Infine, un caso su due vede i costi della consulenza esplicitati solo in termini di mere percentuali. Per un investitore, calibrare un investimento, grazie anche alla chiarezza comunicativa, è fondamentale nel pieno rispetto della normativa e della persona. Il tutto fatto secondo una logica di consapevolezza, adeguata al proprio profilo di rischio ed in linea con i propri progetti di vita.

Obiettivo del professionista è la chiarezza, di consulenza, gestionale, di collocamento. E il servizio, questo va sempre chiarito, è indipendente o legato alle retrocessioni da società di gestione.
Quindi si dovrebbe poi capire se i prodotti, i servizi e i relativi costi sono adeguati al proprio profilo di rischio. Il costo deve essere, infatti pienamente giustificato alla luce di quanto l’investitore ottiene. Occorre capire se si sta effettivamente pagando per ricevere un valore. Un confronto con altre soluzioni sul mercato può aiutare a farsi un’idea più precisa.

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