Marco Milici, il cacciatore di emozioni

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C’è chi fotografa, chi disegna, chi imbratta una tela. Poi c’è chi, come Marco Milici, dipinge le sue emozioni, la sua energia, la sua passione, i suoi luoghi. La sua vita, insomma. Nato a Cisterna di Latina il 16 maggio 1948 si è trasferito a Roma dopo aver terminato gli studi, nello storico e rinomato quartiere di Trastevere. Per poi approdare a Focene, dove ha formato una bellissima famiglia e trovato la sua dimensione. Un habitat ideale per sprigionare con ancora maggiore veemenza la sua dote artistica. “Inizialmente – racconta Marco – il mio stile era futuristico. Negli anni sono maturato fino a giungere all’impressionismo”. Marco Milici è figlio d’arte, le sue doti gli sono state tramandate dal padre. Non per una volontà, ma direttamente nel dna. Ha partecipato anche ad alcune mostre incontrando il favore di critici e ottime quotazioni, tanto che una sua opera è stata recensita e quotata nel 1979 nella rivista “Ver-ars”. Poi ha lasciato cavalletto, tele e pennelli solo per un periodo a causa di diverse necessità di vita, senza però perdere mai l’allenamento.
“Una volta arrivato a Focene – dice Marco – ho trovato la pace e ho ripreso a dipingere. Il nostro è un territorio meraviglioso”. I campi di Maccarese, il mare di Focene, i pescatori di Fiumicino, le strade di Testa di Lepre, gli scorci della meravigliosa macchia mediterranea. Sono queste ora le sue ispirazioni da cui trae linee armoniche e reali con tanto spazio alla luce che lo lega ai ricordi dell’infanzia nell’Agro Pontino. “Se non dipingo – confida – sto male. È la mia valvola di sfogo. È una energia che devo trasmettere”.
Dai suoi quadri si coglie l’emozione con la quale dipinge, come il “pescatore di Fiumicino” che sembra raffigurare i suoi pensieri e allo stesso tempo la sagoma del padre, scomparso qualche anno fa. Suggestivo è anche il quadro di una strada alberata di Testa di Lepre e la cassetta di limoni nella campagne di Maccarese, che ricalca una scena che ha colto nell’azienda dei fratelli Mengoni.
“La mia energia – sottolinea Marco – la trovo nella semplicità che ci circonda. Un ramo in spiaggia, una foglia per terra, un viale alberato, casali di campagna. Basta questo per far sprigionare la mia arte. Mi fermo, osservo, fotografo con occhi e mente, torno a casa e dipingo”.
In un’era in cui l’industria culturale viaggia a ritmi insostenibili, Marco Milici sa come riscoprire l’amore per la semplicità e per tutte quelle cose che ci circondano che si danno per scontate ma che in realtà non lo sono.

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