MOTO CONTINUO

tazza the

C’è un sito di e-commerce www.trehyus.com con un logo che mi attrae sempre: un gattino nero con la lampada.

Diogene con la lampada cercava l’uomo, non ho idea di cosa cerchi il gattino.

Sento però che guardarlo mi trasforma e mi stimola a pensare e riflettere.

Era salita leggera verso il cielo infinito, si sentiva come gabbiano Jonathan Livingston; aveva imparato a volare e si lanciava in acrobazie incredibili, salivo e scendevo in volteggi continui e mi sembrava che la vita fosse tutta lì tra le nubi e i raggi del sole.

Poi il buio si è addensato attorno, ho cominciato a sentire freddo, il sole è scomparso e ho provato i primi brividi. Ho freddo, ho paura. Cos’è questo peso che mi spinge verso il basso?

Una discesa continua, non finisce mai, finché ti senti scivolare sull’erba fresca del pendio.

Che ruzzolone!

Mi sono trovata appiccicata alle altre mie compagne di viaggio, immersa: tutto trasparente intorno e non vedevo più il mio corpo: eravamo diventate un’unica grande massa senza confini, io non vedevo i limiti del mio essere ma mi sentivo di esistere e cercavo di capire dov’ero e cosa mi fosse accaduto.

Poi dopo un momento di calma apparente, altre mie compagne si unirono a noi e cominciammo a scivolare e correre sempre più veloci.

Era dura evitare quelle strisce verdi che si paravano continuamente davanti a noi, non sempre riuscivo ad evitarle, botte a destra e poi a sinistra, da far mancare il respiro, ma erano botte leggere.

Poi un nuovo salto mentre il sole mi trapassava con mille riflessi, stavo ancora cadendo ma quanta luce attorno e quanti colori proiettanti nel cielo come un arco.

Sembrava che il tempo non finisse mai poi… che botta!

Di nuovo immersa ma ora tutto era tornato calmo, un movimento lento.

Ma ora perché la luce scompare? è ancora giorno e un attimo fa il sole brillava.

Buio. Silenzio.

Ondeggiavo immersa, ma tutto sembrava immobile. Non ho idea del tempo trascorso nel buio.

Forse mi sono addormentata, ma quanto ho dormito? Certamente non poco: al buio perdi la misura del tempo, saranno passate ore o giorni o mesi, anni forse.

All’improvviso un grande frastuono sopra la nostra testa, tutto ribolle e una forza nuova spinge verso quel bordo che prima non vedevo ma ora si avvicinava sempre di più. Forse lì finisce il mondo.

Arrivata sul bordo guardo giù, ma quanto è ripida questa discesa? Neppure il tempo di dirlo e via di nuovo a rotolare veloce verso il basso, a sbattere contro umide pareti molto più dure di quei sottili fili verdi che avevo incontrato in passato. Nel buio non potevo vedere gli ostacoli e le botte non si contavano più, ero tutta ammaccata, chissà se resisto ancora, pensavo tra me, ma le botte continuavano. Questa è la fine, ho pensato.

Ma cos’è quel puntino che abbaglia? Mi pareva di aver visto una cosa simile le notti che vagavo lassù tre le stelle, ma questa diventa sempre più grande e più grande fino ad occupare tutta la vista. Di nuovo il raggio di sole che mi penetra, mi scalda e mi fa rivedere il mondo che ho attorno. Ora vedo le pietre che prima solo sentivo quando ci sbattevo contro e vedo i fili verdi e quelle grandi costruzioni che salgono verso l’alto e poi si allargano e tutto attorno hanno migliaia di esseri che volteggiano.

Ora siamo veramente tante , il nostro cammino ritorna lento , ma continuo e ho il tempo di osservare : davanti a me una lunga striscia d’argento che si illumina nelle notti di luna piena, ai lati cose sempre diverse, a volte  declivi verdi a volte alte mura e dietro grandi costruzioni , sempre più sottili, che di notte si illuminano: che strano, ho l’impressione di aver già visto queste cose , ma mi sembravano tanto più piccole e le stesse  alte mura mi sembravano più larghe e piene di quei sottili fili verdi che ora vedi sempre meno.

Non so quanto tempo sia passato da quando ho rivisto la luce, quanti pensieri e quante cose nuove ho visto nel mio andare; avanti appare uno spazio immenso, senza fine. Riposo senza tempo tra onde lunghe.

All’improvviso mi sento di nuovo leggera e ricomincio a volare e ritorno gabbiano Jonathan.

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