Il coraggio del rinnovamento

A seguito dell’ultima tornata elettorale amministrativa, tutte le forze politiche maggioritarie si interrogano su come recuperare la fiducia dei cittadini, su come rinsaldare quel rapporto tra la politica e le persone, in grado di arrestare il fenomeno dell’astensionismo dilagante. La risposta, quasi unanime, è quella di investire nelle liste civiche, nel potenziamento dei movimenti, nella partecipazione popolare, quasi fosse la panacea di tutti i mali. Da cittadino che ogni tanto si interroga sul senso delle cose che osserva e, tra queste, vi è senz’altro la politica, vorrei porre all’attenzione di quanti a Fiumicino volessero raccogliere questo mio scritto come un modesto contributo al dibattito, alcuni riflessioni. Va detto innanzitutto che la crisi e il malessere sociale hanno contribuito non poco ad alimentare la frammentazione del sistema politico, il vento impetuoso della cd. antipolitica. E’ fenomeno tipico di ogni ciclo storico di crisi economico-sociale. Detto questo, non v’è dubbio che vi sia stata una mancata presa di coscienza dei partiti della necessità di rinnovarsi, in relazione alle mutate condizioni del Paese. Come fare allora a rilanciare la politica, a riallacciare quell’antico legame tra i bisogni della comunità e le azioni che sovraintendono al soddisfacimento di quelle istanze diverse e diversificate sui territori? Credo che il sistema politico debba comprendere che i tempi ormai sono non solo maturi, ma necessari e improcrastinabili, per rinnovarsi profondamente dall’interno, se si vuole evitare la frattura irreversibile tra politica e cittadini, che può aprire la via a derive populiste e demagogiche. Lo penso da giovane imprenditore che rischia di essere soffocato dalla lentezza di una burocrazia lontana anni luce dalla velocità che i tempi della competitività impongono. Da inesperto ma appassionato di politica, che ancora crede sia il modo migliore di rappresentare in un solo luogo fisico il bene di tutti e di ciascuno, di esprimere la tensione emotiva delle ideologie che sanno scontrarsi ma rispettarsi, senza più contrapposizioni vecchie e logore, che non hanno più senso di esistere. Da chi ha paura che davvero il sopravvento di spinte populiste deprimano e confondano gli scenari attuali, anziché arricchire le proposte concrete di soluzione ai problemi. Come dicevo pocanzi, la parola d’ordine sembra essere, per tutti, aprire alla cd. “società civile”, partendo naturalmente dal governo delle Città, che rappresentano da sempre il livello di governo più vicino ai cittadini. Credo che, l’Amministrazione Comunale debba essere il primo punto di riferimento certo per la sua Comunità, motore di sviluppo, di crescita, di maturazione delle coscienze, una nuova frontiera per le crescenti e complesse domande di socialità. E allora una proposta concreta: diamo effettività a quegli strumenti di partecipazione popolare già previsti a livello statutario e che necessitano solo di una regolamentazione. Sarebbe un primo e importante segnale di aggregazione, una risposta alla crescente domanda che viene dal basso di poter contare, di poter incidere sulle scelte di governo in modo strutturato e continuativo, senza disconoscere o sostituirsi agli istituti di democrazia rappresentativi quali il Consiglio o le Commissioni, ma al contrario, creando con questi ultimi un rapporto di ascolto, confronto e dialogo continuo e fiduciario. Sarebbe cioè uno strumento utile non solo a rinsaldare un rapporto di fiducia con le istituzioni ma anche a rinnovare legami e coesione sociale tra gli stessi cittadini “partecipanti” di cui, mai come in questo particolare periodo, si avverte il bisogno. Proviamo ad “includere” e a valorizzare, nelle scelte strategiche che impattano sulla vita della comunità di Fiumicino, le idee, le proposte, i pareri dei comitati, delle associazioni e delle consulte cittadine. Lo prevede un articolo del nostro Statuto, va solo regolamentato il come e le materie su cui si vuole farlo. Stesso discorso dicasi per le forme di iniziativa popolare o per i referendum propositivi e consultivi. Anche questi ultimi sono previsti a livello statutario, manca solo la regolamentazione. I tempi sono maturi e sufficienti per farlo, per renderli immediatamente operativi e fruibili. Ogni anno infine, un articolo del regolamento del consiglio comunale, prevede che si svolga una sessione dedicata unicamente alla verifica degli strumenti di partecipazione popolare previsti dallo Statuto, perché non promuoverla subito? Sarebbe un’occasione da non perdere per dare un segnale di apertura e coinvolgimento alle associazioni e ai comitati cittadini delle diverse località. La mia è solo una proposta, un contributo di idee, non ha altra ambizione se non quello di poterne parlare e dibattere con serietà e senso pratico delle cose. Ha l’obiettivo di “partecipare” all’individuazione di un modello di cittadinanza aperta, consapevole, responsabile e coraggiosa rispetto alle sfide che attendono la Città di Fiumicino, alla cui identità e storia sento e voglio appartenere.

 

 

di Paolo Roccetti

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