Un Corridoio di lecci e allori morti

Lungo il C5 centinaia di lecci e di allori piantumati recentemente sono tutti secchi. Un disastro per un corridoio della mobilità rimasto da sempre nel limbo

Il Corridoio della Mobilità continua a far discutere. Anzitutto per il suo mancato utilizzo, che darebbe un contributo importante alla viabilità alternativa locale a causa del rifacimento del viadotto di via dell’Aeroporto; ma anche perché l’opera sembra non finire mai. L’ultima querelle è legata al disastro delle piante messe a dimora accanto alla ciclabile, una fila infinita di alberature quasi tutte completamente morte.
Un colpo al cuore vedere più di duecento lecci e un centinaio di allori piantumati da poco e ora completamente secchi. Non è certamente un bel vedere, ma soprattutto un buon fare in un’era in cui tutti professano la loro fede ambientalista. Così mentre il Corridoio della Mobilità restava chiuso, le alberature piantumate agonizzavano giorno dopo giorno.
“Quello che non si capisce – dice un giardiniere della zona − è il senso di questa operazione. Noi, giustamente, dobbiamo attenerci a leggi e regolamenti stringenti, le istituzioni, in questo caso Città Metropolitana, invece ecco come rispettano la natura”.
La fila di lecci e allori secchi rispecchia in pieno l’attuale situazione del C5. Presentata in pompa magna nel novembre 2010 dall’allora presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, l’opera, che secondo le stime ha avuto un costo di oltre 20 milioni di euro, ha incontrato dal principio problemi e rallentamenti. Così il collegamento tra Fiumicino e Parco Leonardo continua a rimanere chiuso.
Risale all’11 maggio del 2017 l’ultima “commissione itinerante” convocata su quel tratto per “verificare lo stato dei lavori” con tutti i responsabili del cantiere aperto da Città Metropolitana. Il sopralluogo si concluse con l’assicurazione che entro l’autunno, sempre del 2017, ci sarebbe stato il fine lavori. E invece il taglio del nastro non c’è mai stato, perché i problemi non mancano, in particolare quelli legati alla sicurezza del tracciato negli attraversamenti, soprattutto delle ciclabili.
Ora quest’ultimo imperdonabile scivolone sulle piante secche: sarebbe interessante sapere se qualcuno pagherà per questo.

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