Quelle cinque dita sulla faccia

Viviamo in una strana epoca, tra nevrotici, stressati o peggio, ci si può facilmente trovare vicino a persone pronte a scattare per niente. Così succede che su uno degli autobus di linea che porta da Maccarese a Fiumicino, utilizzato da tanti studenti di liceo ed istituti limitrofi, si inneschi, proprio nell’orario di uscita scolastica, un “alterco” per motivi banali.

Antonio (il nome è di fantasia) è un ragazzo di 16 anni, è educato e rispettoso ma, si sa, sull’autobus nell’ora di punta un po’ di calca c’è. Succede che un tizio di mezza età, un po’ sciatto, capelli biondi legati, barcollante di suo, alla frenata del bus perda l’equilibrio e finisca addosso ad Antonio, pestandogli il piede. Il tipo non si gira neanche per chiedere scusa mentre il ragazzo gli chiede semplicemente di fare attenzione. Non fa in tempo a finire la frase che si ritrova cinque dita stampate in faccia e forse anche altro se non fosse intervenuto subito l’autista che fermato il mezzo, intimava al “gentile signore” di moderarsi, ricordandogli che aveva di fronte un minorenne. Davanti ai carabinieri, appurato che l’uomo aveva in tasca anche un coltello, il padre del ragazzo ha esposto i fatti ma ha evitato di sporgere denuncia perché “con uno così, un poco di buono ai limiti della legalità”, c’è comunque poco da fare. Se non prendere atto del suo coraggio: prendersela con un ragazzino appena uscito da scuola.

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