Pescatori e manovali, l’arte di arrangiarsi

“Il sostegno a distanza contrasta la dispersione scolastica e l’erogazione di corsi di formazione professionale aiutano i giovani a inserirsi con più chances nel mercato del lavoro” spiega il presidente di Farmacisti in aiuto onlus

L’India è sul secondo gradino del podio dei Paesi del mondo con la più alta popolazione, con più di 1.3 miliardi di abitanti. Già dal 2011, il paese aveva 27 città con popolazione superiore a un milione. Mumbai, Nuova Delhi, Chennai le più popolose: grandi metropoli dove i contrasti tra il nuovo e il vecchio, l’esplosione tecnologica e l’arretratezza, la povertà e l’imprenditoria sono all’ordine del giorno.
Ma vi sono altre zone dell’India dove la situazione è completamente diversa. Si pensi, ad esempio, alla punta più estrema a sud dove ci si immerge nell’India rurale del Tamil Nadu e del Kerala. “Sono le zone che furono maggiormente devastate dallo tsunami di dicembre 2004, spazzando via paesi, abitazioni, economie locali e persone” racconta Tullio Dariol, presidente di Farmacisti in aiuto, onlus presente in quelle aree sin da quegli anni con progetti di sostegno a distanza insieme a Namaste Wings to Fly Ong riconosciuta dal Governo indiano.
In queste aree le adozioni a distanza, il supporto a progetti soprattutto scolastici, sanitari e di inserimento lavorativo, consentono il miglioramento delle condizioni di vita di queste famiglie e, da una parte contrastano l’arretratezza culturale, le cattive condizioni igieniche e di salute e la dispersione scolastica, dall’altra incentivano i giovani a studiare e a costruire un futuro migliore per se stessi e per le proprie famiglie.
“Sono famiglie tradizionali che spesso sono costrette a vivere in ambienti stretti ed umidi, sovraffollati – prosegue il presidente FIA – Il lavoro è precario o scarsamente retribuito e tutti i componenti sono chiamati a contribuire al sostentamento. Proprio per questo, aiutando i bambini, le bambine e gli adolescenti a studiare, cerchiamo di contrastare l’abbandono della scuola dei giovani che altrimenti non potrebbero essere mantenuti agli studi e sarebbero chiamati il prima possibile a dare una mano ai genitori”.

Che lavoro fanno?

Gli uomini sono quasi sempre manovali con salario alla giornata, pescatori ed alcuni autisti di rikshaw (risciò), il taxi di zona. Molte donne vengono aiutate con un progetto governativo che garantisce alle famiglie più povere 100 giorni di lavoro all’anno. Anche i nonni, che quasi sempre vivono in famiglia, contribuiscono al bilancio familiare. Di frequente donne ed anziani intrecciano, lavorando a casa, cesti di bambù da rivendere ai mercati.
Di bambù ne esistono 1400 specie, sono piante sempreverdi, resistenti ed elastiche. Possono essere alte pochi centimetri o arrivare a 40 mt d’altezza. Del resto lo stesso ex-primo ministro indiano Atal Bihari Vajpayee definiva la pianza di bambù l’oro verde dell’uomo povero: “una persona può sedersi in una casa di bambù sotto un tetto di bambù, su una sedia ad un tavolo fatti dello stesso bambù, con un capello di bambù sulla sua testa e sandali di bambù ai piedi. Allo stesso tempo può tenere in un mano una ciotola di bambù, nell’altra bacchette di bambù che gli servono per mangiare germogli di bambù. Dopo aver consumato il suo pranzo, cucinato in un fuoco alimentato dalla combustione del bambù, il tavolo potrebbe essere pulito con un panno di fibre di bambù, può rinfrescarsi con un ventaglio in bambù, fare la siesta in un letto su di un materasso ed un cuscino fatti tutti di bambù. Al risveglio potrebbe fumare in una pipa di bambù e scrivere con una penna di bambù su carta da bambù, e poi portare in giornale i suoi articoli in cesti di bambù sospesi su di un’asta di bambù, con un ombrello di bambù sulla sua testa. Potrebbe attraversare un ponte sospeso costruito esclusivamente col bambù, bere acqua da una tubatura in bambù, ed asciugarsi il viso con un fazzoletto, ottenuto con le fibre di bambù”.
“Hanno un’abilità e manualità incredibile – racconta Tullio Dariol, in visita ai progetti in India – Come questa nonna di 70 anni che vive insieme ai due giovani genitori under 30 di Advaid, un bimbetto di 8 anni sostenuto a distanza da un nostro sponsor”.

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