Migranti, Montino si allinea a sindaco di Palermo

Condivido in pieno la posizione del sindaco di Palermo Leoluca Orlando che si è schierato dalla parte dei diritti umani riconosciuti dalla Costituzione e contro le politiche che incentivano l’odio sociale e il razzismo”. Lo dichiara il sindaco di Fiumicino Esterino Montino.

“Del resto – aggiunge il primo cittadino di Fiumicino – lo stesso Presidente della Repubblica Mattarella nel suo discorso di fine anno ci ha spronati a sentirci comunità, al rispetto degli altri e a coltivare i buoni sentimenti ricordando che la sicurezza passa anche dalla tutela delle fasce più deboli e dal rispetto degli altri.

Ho chiesto al Segretario Generale del Comune di Fiumicino  di convocare urgentemente una task force di giuristi per capire quale strada si possa percorrere per affiancare Palermo nella battaglia per il rispetto dei diritti fondamentali delle persone”.

Inoltre chiedo all’Anci e al suo presidente Decaro di approfondire la questione per capire quali azioni si possano concretamente intraprendere”.

 

Sindaco di Palermo

Il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando nelle scorso ore ha reso noto di aver preso la decisione di  sospendere nel suo comune gli effetti del decreto sicurezza, ordinando ai dirigenti dell’anagrafe di continuare a iscrivere nel registro dei residenti i migranti con regolare permesso di soggiorno. Il decreto sicurezza per Leoluca Orlando è “un provvedimento disumano perché, eliminando la protezione umanitaria, toglie ogni residuo di comprensione nei confronti del dramma dei migranti, ma anche criminogeno perché trasforma in ‘illegale’ la posizione ‘legale’ di chi ha regolarmente un permesso di soggiorno. Un permesso che viene ottenuto per ragioni umanitarie e che alla scadenza non può essere riconfermato perché non c’é più la protezione umanitaria. Un permesso che viene dato per effetto di un contratto di lavoro e che viene meno appena scade, senza i sei mesi necessari per potere trovare nuovo lavoro“.

Il provvedimento di cui stiamo parlando – dice Orlando − potrà essere sottoposto all’esame di una autorità giudiziaria e attraverso questa, della Corte Costituzionale. Cosa che io farò. In attesa di far questo ho sospeso l’applicazione. Ognuno faccia la propria parte, io ho fatto la mia, sostenendo che le persone che vivono nel nostro territorio, lasciate in una condizione di incertezza, diventano mine vaganti e un attentato alla sicurezza”.

Gli altri sindaci

Anche altri sindaci, oltre a Esterino Montino, hanno seguito Orlando e si stanno muovendo alla ricerca di un percorso “politico” evitare di attuare il decreto sicurezza. Ma è evidente che questa presa di posizione ha tutte le caratteristiche per finire davanti a un tribunale, che potrebbe essere anche quello della Consulta.

La legge

L’articolo 13 delle legge 132 stabilisce che il permesso di soggiorno rilasciato al richiedente asilo costituisce sì un documento di riconoscimento, ma non basterà più per iscriversi all’anagrafe e quindi avere la residenza. In sostanza i comuni non potranno più rilasciare a chi ha un permesso di soggiorno la carta d’identità e i servizi, come l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale (quindi l’Asl) o ai centri per l’impiego, che verranno assicurati solo nel luogo di domicilio, visto che non c’è più la residenza, come un Centro di accoglienza straordinaria o un Centro permanente per il rimpatrio.

La reazione di Salvini

“Con tutti i problemi che ci sono a Palermo, il sindaco sinistro pensa a fare ‘disobbedienza’ sugli immigrati”, attacca il ministro dell’Interno con un post su Facebook.

Altre reazioni

“I Comuni sono tenuti a uniformarsi alle leggi”. A dirlo è il presidente emerito della Corte Costituzionale, Cesare Mirabelli che, interpellato da Adnkronos, smonta l’asse degli amministratori locali contro la norma prevista dal decreto sicurezza che vieta la possibilità di concedere la residenza a chi è in possesso di un permesso di soggiorno.

“La pubblica amministrazione – spiega Mirabelli – non può sollevare questioni di legittimità costituzionale ed è tenuto a uniformarsi alla legge, a meno che non sia liberticida, che potrebbe essere un caso eccezionale, una rottura dell’ordinamento democratico. Bisogna vedere se si tratta di norme rispetto alle quali è prevista un’attività del Comune che ha carattere di discrezionalità, che la legge impone e che il sindaco ritiene di disapplicare. Non può essere una contestazione generale. Se ci sono atti che la legge prevede per i Comuni il sindaco non può disapplicarla. Se la disapplica, e in ipotesi interviene il prefetto o un’altra autorità, sorge un contenzioso e allora potrebbe essere sollevata una questione di legittimità costituzionale. Al momento è un atto politico”.

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