Focene piange Rosario Tiberi, reduce dell’eccidio di Cefalonia

“Sono già morto tre volte, ma se sono ancora vivo evidentemente l’ha voluto Dio”. É questa la frase che ha racchiuso la vita di Rosario Tiberi, nato il 24 mano 1923, proprietario delle strutture dove ci sono il bar-pasticceria Fieni, la tabaccheria e l’hotel “La Spiaggia” di Focene. Questa mattina lo stesso Dio che l’ha voluto lasciare sulla terra per essere da insegnamento a chiunque avrebbe avuto la fortuna di conoscerlo ha deciso di chiamarlo accanto a lui.
A 95 anni era ancora il punto di riferimento per tutti, moglie, figlie, nipoti. E gli abitanti della località possono essere orgogliosi di avere avuto come concittadino un pezzo di storia, un valoroso uomo che ha combattuto per la patria.  Un reduce dall’eccidio di Cefalonla. E proprio per questo è stato ricevuto al Quirinale dall’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il 27 gennaio 2012 (nella foto). A Rosario gli è stato dato il titolo onorifico di Sergente della Marina Militare. “Tutto iniziò nel gennaio del 1943 – ci ha raccontato in una intervista qualche anno fa ancora visibilmente commosso −  quando arrivai a La Spezia. Era l’6 gennaio. Dopo tre giorni mi vestirono e successivamente mi mandarono sull’incrociatore Bolzano che era stato affondato. Avevo il compito di rimetterlo in piedi  insieme con altri militari. Durante quei venti giorni ho riportato anche una ferita alla mano a causa dell’esplosione di un fusto di gasolio che mi prese in pieno”. Nel marzo del 1943 venne formata la batterla 152/40 e Rosario ne fece parte. “Non conoscevamo la nostra destinazione – ricordava Rosario – abbiamo toccato diverse località a bordo di una tradotta. Partiti da Bologna siamo arrivati a Lubiana (Slovenia), poi a Mestre che al presentava come una città aperta e luminosa. Il nostro viaggio interminabile ci portò anche in Ungheria, Bulgaria, e Romania prima di approdare in Grecia.  La prima tappa fu il Pireo e successivamente Atene, ma non siamo stati accettati e cosi alla fine siamo arrivati a Patrasso. Eravamo 70 marinai e da lì con un’imbarcazione arrivammo a Cefalonia”.  Dopo qualche mese di servizio militare senza particolari criticità, ecco Il fatidico 8 settembre. “Alle quatto del mattino – raccontava Rosario  – ho smontato di guardia insieme al tedeschi, alle nove eravamo diventati nemici . Il Generale Candini e il Colonnello Mastrange- o cercarono di trattare per una resa condizionata”. Alla fine l’accordo venne trovato, nessuno poteva più uscire dall’isola né entrare. “Ero al terzo cannone come puntatore della batterla 152/40 – ricorda Rosario – All’Improvviso due zattere tedesche entrarono nel porto, rompendo cosi l’accordo. A quel punto lo e gli altri due cannonieri abbiamo aperto il fuoco e le zattere sono affondate. Da lì è scoppiata la guerra tra la nostra Divisione Acqui e i tedeschi, tanto che il cielo di Cefalonia era pieno di aerei e noi potevamo attaccare solo di notte”. I tedeschi poi paracadutarono dal cielo una divisione di alpini provenienti da Stalingrado che avevano 48 ore di carta bianca. Ogni reparto Italiano che dichiarava la resa venne fucilato. “La mia batteria fu l’ultima ad arrendersi – ci ha detto con gli occhi lucidi Rosario – Eravamo rimasti in 24. Ci fecero prigionieri e ci dissero che loro erano russi e duri, poi ci Inquadrarono in file di tre e aprirono il fuoco. Morirono tutti, tranne io e il sergente Neri che cademmo in mare”. Dopo 20 giorni però ci fu un rastrellamento nel quale i tedeschi catturarono 400 militari Italiani, tra cui il cannoniere Rosario Tiberi. “Non c’era più scampo – diceva Rosario – ormai la morte era certa. Avevano una lista con i nostri nomi, cl chiamavano uno ad uno per caricarci su un furgoncino diretto a Punta Saint Teodoro dove avveniva la fucilazione. Arrivò iI mio momento, ma quando ero sul punto di salire a bordo del mezzo dal cielo arrivarono degli aerei inglesi che iniziarono a bombardare. Cosi riuscii a tornare libero”. La mano di Dio ancora una volta ha accarezzato Rosario che subito dopo incontrò il capitano Apollonio. “MI fece passare per triestino – spiegava Rosario − dato che Hitler aveva deciso di graziare chi proveniva da quella parte d’Italia. Mi fece restare nella caserma di Mussolini per 20 giorni, fino a quando i tedeschi decisero di imbarcarci su un grande peschereccio per portarci a destinazione dato che eravamo stati graziati. Pioveva a dirotto quella sera e eravamo pronti per l’imbarco. Ad un tratto Il soldato tedesco tagliò la fila davanti a me, lo mi ribellai cosi per tutta risposta rimediai una brutta ferita in testa. Volevo andarmene da lì. Eppure restare a terra fu una fortuna perché a mezzanotte quell’imbarcazione è stata fatta affondare e gli oltre 2000 militari sono morti. E io per la terza volta ho evitato la morte”.  Rosario in Grecia ha contratto anche la tubercolosi renale che ha avuto un picco massimo al rientro In Italia quando era a casa in licenza. Per questo non ritornò alla base e fu dichiarato disertore. Solo dopo varie visite nella caserma di viale Giulio Cesare a Roma si accorsero che era da operare d’urgenza, tanto che gli fu estratto un rene. “Proprio cosi – ci ha confidato Rosario- da allora vivo con un solo rene.  A Cefalonia furono fucilati 6mila soldati e affogati altri 3mila, ma Rosario è riuscito a tornare a casa con la sua forza e il volere di Dio. Questa mattina Rosario però si è arreso e c’è un profondo dolore in tutta la comunità che è vicina al dolore dei suo. “È stato un patrimonio per Focene, per tutto il comune di Fiumicino per tutta Italia – dicono i membri del Nuovo Comitato Cittadino – in questo momento ci stringiamo al dolore del nipote Emiliano e di  tutta la sua famiglia”.

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